Il progetto originario

Il progetto originario

Tra il 1928 e il 1931 vengono avviati i lavori per la costruzione della Casa, mai terminata, che Riccardo Gualino aveva commissionato agli architetti romani Busiri Vici. Si tratta di un'originale architettura, manifesto intellettuale di una cerchia di artisti che si raccoglievano intorno all'industriale biellese e alla moglie Cesarina Gulgo Salice, che rivela, negli accenti razionalistici, la confessata ambizione di " ignorare qualsiasi transizione con il passato". Così la descrive Gualino nelle sue memorie :"due lunghe ali di fabbricati a un piano, chiuse da ottagoni (poi diventati ettagoni) a due piani, come due braccia con due pugni, dominate al centro e più in alto dalla casa di abitazione".

Le due ali dovevano ospitare le ricche collezioni d'arte in un museo e, nei corpi estremi, le sale di esposizione temporanea e il teatro che, collegato con il museo e con le terrazze, aveva una capacità di 200 posti e doveva costituire un centro di studi d'avanguardia per l'arte drammatica e la lirica. Attorno al complesso architettonico, situato sulla collina torinese, di fronte alla cerchia delle Alpi, si estendeva il parco di oltre 100.000 metri quadrati di superficie, nel quale avrebbero dovuto trovare collocazione un campo da tennis, un'ampia piscina, numerose serre, l'orto, i frutteti e i servizi. La Casa d'abitazione sarebbe stata dotata di un cortile sistemato a giardino d'inverno, in diretta comunicazione con il parco, attraverso un portico a pilastri disposti a quinconce, quasi in continuità con i boschi circostanti.

Mentre nel piano seminterrato, comunicante con il teatro, erano previsti i servizi, al pianterreno sarebbero stati allestiti gli ambienti di rappresentanza - saloni, sale da pranzo, sale da musica, biblioteca - collegati da una vastissima terrazza aperta sul parco. Al primo piano, in comunicazione con il pianterreno mediante un'unica grande rampa elicoidale, erano previsti gli appartamenti della famiglia, collegati da una galleria lungo tutto il cortile, e al secondo piano gli appartamenti degli ospiti e le stanze del personale di servizio.

Fonti Bibliografiche:
- A. Magnaghi, M. Monge, L. Re – Guida all’architettura moderna di Torino. Designers Riuniti Editori. p. 114-115 M.
- MIMITA LAMBERTI, Riccardo Gualino: una collezione e molti progetti, in Ricerche di Storia dell’Arte, “Italia anni Trenta. Istituzioni, committenza, ricerca tra modernità e tradizione", La Nuova Italia Scientifica 1981.

Il progetto degli anni '30

Il progetto degli anni '30

Nel 1931, a quattro anni dall'inizio dei lavori, Riccardo Gualino è confinato a Lipari con l'accusa di antifascismo. Per qualche anno la costruzione rimane abbandonata, fino a quando la Federazione dei Fasci di Combattimento di Torino non decide di utilizzarla come colonia elioterapica, affidando il progetto d'adattamento all'ing. Luigi Ferroglio e agli architetti Ferruccio Grassi e Mario Passanti. L'impianto originario, pesantemente compromesso dalle opere di trasformazione, viene del tutto snaturato, non solo dal punto di vista architettonico, ma anche progettuale.

Tutti i padiglioni sono utilizzati come casa di cura, dedicata ai bambini della colonia, da allora e fino al 1985 nota a Torino come la Colonia " 3 gennaio". Arrivando alla colonia dal viale superiore dei Colli, il primo edificio è il padiglione di bonifica e, di fronte, il padiglione per l'infermeria. Al pianterreno, oltre l'ingresso, sono ospitati lo studio del dottore, la farmacia, il gabinetto di microscopia e di chimica clinica, cui si aggiungono in seguito la cucina, la dispensa, l'acquaio, il tinello e due camere per le infermiere.

Nel corpo inferiore trovano sistemazione le aule scolastiche, il salone della mensa, la cucina e due grandi saloni, con grandi vetrate aperte a mezzogiorno, per la ricreazione nelle rigide giornate invernali. Percorrendo un lungo viale alberato o attraverso una rampa coperta e una galleria si giunge al corpo alto del complesso, dove sono collocati gli uffici della direzione e i dormitori. Nel parco sono sistemati i giochi all'aperto e una piscina con spiaggia artificiale.

Notizie tratte da "L'Architettura Italiana", maggio 1935

Il progetto dagli anni '40 agli anni '70

Il progetto dagli anni '40 agli anni '70

Dopo la seconda guerra mondiale, conclusasi l'attività della colonia elioterapica, il complesso diventa sede fino al 1973 della Fondazione Don Gnocchi, creata da don Gnocchi per accogliere i bambini orfani e mutilati di guerra. Ancora una volta la struttura, per corrispondere a compiti diversi dai precedenti, deve adeguare i servizi alle nuove esigenze ed eliminare, o meglio ridurre, le barriere architettoniche.

Dopo aver vinto la sua battaglia a favore dei piccoli mutilati di guerra, don Gnocchi intraprende quella a favore dei poliomielitici e dei neurolesi e la struttura prosegue il suo percorso come casa di cura fino al 1973, quando l'attività si sposta negli edifici vicini al compendio di Villa Gualino, presso cui la Fondazione Don Gnocchi ancora opera con il suo Centro di riabilitazione "Santa Maria dei Colli".

Il progetto della Regione Piemonte

Il progetto della Regione Piemonte

Agli inizi degli anni ottanta, dopo mezzo secolo di oblio, il sogno originario del finanziere e collezionista biellese Riccardo Gualino di realizzare un complesso architettonico, che ospitasse insieme alla sua abitazione un laboratorio di cultura e di arte, si realizza attraverso il progetto di restauro e trasformazione del grande edificio in vigoroso emblema del Piemonte come regione ad alta vocazione scientifica e tecnologica. Il notevole intervento si deve alla Regione Piemonte. La Regione diventa proprietaria della struttura a seguito dello scioglimento delle Opere Universitarie che avevano nel 1974 acquisito il bene, destinandolo a collegio universitario. Con l´obiettivo di promuovere la valorizzazione e lo sviluppo della ricerca e della formazione avanzata e per offire alla comunità scientifica torinese e piemontese uno spazio per iniziative di interscambio è intrapreso un impegnativo programma di restauro e rifunzionalizzazione, sostenuto finanziariamente anche da Città di Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Camera di Commercio di Torino e, nel 1994, dall'Unione Europea, che sceglie la struttura per la sede della Fondazione Europea per la Formazione, sua prima Agenzia in Italia.

Nel 1985, restaurata la Palazzina, ovvero il corpo alto del complesso, con moderni servizi ricettivi e congressuali, si avvia lo svolgimento regolare di iniziative convegnistico - seminariali e inizia ad operare la Fondazione ISI, costituita dalla Regione Piemonte, dalla Provincia di Torino, dalla Città di Torino e dalla CRT, attualmente coordinatrice del Network europeo di eccellenza sui sistemi complessi e del Progetto Lagrange della Fondazione CRT, e presso cui sono oggi attivi circa quaranta ricercatori permanenti, che si occupano di Fisica statistica, Computazione quantistica, Virtual Imaging, Epidemiologia e Neuroeuristica. Negli anni immediatamente successivi, a completamento del progetto, sono stati costituiti ASP, ICER, la Fondazione per le Biotecnologie, CIFS e CSP, per operare in altre aree scientifiche ritenute strategiche dalla Regione e dagli altri Enti fondatori, come lo studio di materiali innovativi, le biotecnologie, le scienze astrofisiche e spaziali, la sperimentazione nel campo delle tecnologie innovative informatiche e di rete, con particolare attenzione ai settori dell´educazione, della cultura e della modernizzazione della pubblica amministrazione, e le dinamiche di base nei meccanismi di produzione della ricchezza. Nell'ottobre del 1993, i Capi di Governo dell'Unione Europea eleggono Torino quale città in cui stabilire la Fondazione Europea per la Formazione professionale e scelgono Villa Gualino quale sede operativa. La Fondazione, che opera con i paesi dell'Europa sud-orientale, dell'Europa orientale, dell'Asia centrale e della regione del Mediterraneo, assiste questi paesi nell'elaborazione di sistemi d'istruzione e di formazione di qualità e nella loro concreta attuazione.

Scienziati, ricercatori, operatori dell'Unione Europea lavorano e vivono presso la struttura, dando vita ad un campus, di assoluta competitività internazionale. Nell' edificio di nuova costruzione, denominato Padiglione E, sono ospitati dal 2003 gli uffici, le attività e i laboratori degli istituti scientifici, con sede permanente presso la Villa. E' prevista la costruzione di un secondo edificio, denominato Padiglione F, per la definitiva sistemazione del CSP e a completamento degli spazi destinati alle attività di ricerca e formazione. Al fine di ricordare l'originario sogno gualiniano e, in un ideale collegamento arte-scienza, possono essere ospitate temporaneamente o permanentemente presso la Villa opere di artisti interessati ad inserire i loro segni di comunicazione all'interno di una architettura e di un laboratorio di idee, che ben si prestano all' interdisciplinarietà di linguaggi. Dal 2004 è ospitata nell'atrio della Palazzina la scultura "Piccole effervescenze" di Mario Molinari. Il grande parco, quasi completamente ripristinato, offre a quanti lavorano presso la Villa e a tutti gli ospiti degli istituti e del Centro convegni le condizioni ideali per le attività di studio, di lavoro e di soggiorno.